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Il nostro Parco

Cenni storici

Il parco nasce con il Grand Hotel nel 1863. Dalle prime illustrazioni e litografie dell’epoca si evince subito la volontà della committenza (fratelli Omarini) e del progettista, (l’architetto Antonio Polli) di creare di fronte all’incomparabile spettacolo delle isole Borromee un parterre di aiuole formali all’italiana che dovevano essere riprese al di là della strada del Sempione, nel giardino dell’imbarcadero ricavato da un terrapieno a lago.
Il Grand Hotel è in continuo fermento: nel giro di pochi anni viene ripetutamente ingrandito fino a raggiungere nei primi del ‘900 l’aspetto attuale. Nel frattempo il parco si adatta alle frequenti modifiche, ferme restando alcune peculiarità; una parte formale ad est, serre ed edifici di rimessaggio a ovest (zona attualmente occupata dalla Residenza del Parco e Sporting) ed un’area all’inglese a sud con la presenza di villini e dependance e, come recitava una locandina dell’epoca, “immenso parco e giardino con tennis e croquet”.
L’attenzione al verde e al suo sviluppo, certamente influenzato dai grandiosi giardini barocchi e all’inglese delle isole, è testimoniato anche dalla presenza annuale dei convegni tenuti al Grand Hotel dalla associazione de “I giardinieri Italiani”, il cui primo incontro avvenne nel 1902 e dove venne approvata la costituzione della “Federazione Italiana degli Orticultori”. Altre tappe importanti nella vita del parco sono la realizzazione delle piscine ad ovest, la realizzazione dello Sporting, verso la fine degli anni ’70, e della Residenza del Parco. Dopo vari passaggi di proprietà, è con l’avvento dell’attuale “Società Italiana Alberghi Lago Maggiore” che si manifesta, alla fine degli anni ‘80, un nuovo impulso alla valorizzazione dell’apparato arboreo.
Il lavoro, che continua ancora oggi, ha visto la messa a dimora di centinaia di varietà di azalee e camelie, l’incremento e la cura delle masse arboree, la sistemazione dei viali con pregiatissimi mosaici, la collocazione di varie statue e una grande fontana. Tali lavori hanno avuto il suggello formale da parte della Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio che, con atto trascritto nel 2004, ha posto vincolo di tutela alla parte del parco a sud - est della proprietà.

Alberi secolari

Sono ancora presenti alcuni esemplari che hanno accompagnato il Grand Hotel fin dalle origini. Molti sono subito riconoscibili per le ragguardevoli dimensioni altri, benché di dimensione modesta, saranno piacevoli da scoprire. Partendo dalle aiuole all’italiana verso lago troviamo la più maestosa delle Magnolie grandiflora del parco: la cosiddetta magnolia di Alexandra, Gran Duchessa di tutte le Russie, ospite nel 1870 e ricordata anche per avere inciso con un diamante il suo nome su una vetrata.
La sua chioma si presenta elegantissima con un diametro di 12 mt. ed è potata annualmente in forma globosa. Emette raramente dei profumatissimi fiori a Giugno. Proseguendo, nella RADURA DEI PAVONI si erge il secolare Libocedrus decurrens (h. 35 mt.). Con la sua corteccia tormentata e i suoi rami nodosi rappresenta il più antico esemplare di tutta la costa ed è dedicato, per la cruda fisicità, al grande scrittore americano Hernest Hemingway, altro assiduo illustre ospite, che immortalò il Grand Hotell descrivendolo nel suo celebre romanzo “Addio alle armi”. Più avanti, a lato del GIARDINO GIAPPONESE un bell’esemplare di Tilia vulgaris (h. 30 mt.). Tornando verso l’ingresso carraio nel boschetto costeggiato dal VIALETTO DELLE CAMELIE, troviamo una concentrazione di alberi secolari: Cupressus torulosa, Chamaeciparis lambertiana aurea e un Cedrus atlantica (h.25 mt.).
E ora una grande sorpresa: tornate vicino alla base dell’alzabandiera all’inizio del VIALE DEL NETTUNO e osservate il cespuglio della famiglia delle Pinaceae: si tratta della Cryptomeria japonica globosa nana; ebbene può vantare di aver superato il secolo di vita (1890). Di poco “più giovane” (1910) la splendida Sophora japonica pendula. E’ detto volgarmente l’albero pagoda per il portamento sinuoso a palchi della chioma.
La tradizione vuole che fosse l’albero preferito dalla grande attrice Eleonora Duse. Proseguendo, sulla collina che prende il suo nome, un maestoso esemplare di quercia. La Quercus ilex (h.20 mt.) ha la particolarità di non perdere le foglie nella stagione invernale. Favolosa nelle mattinate primaverili - autunnali quando una leggera rugiada rifrange i raggi del sole tra le fronde.
Possiamo ora incamminarci nel vialetto del BOSCO SEGRETO DELLE FRAGOLE (se siete fortunati potrete coglierne i frutti); qui, in prossimità della piazzola, vediamo un grande esemplare di Pseudotsuga menziesii la cui circonferenza del tronco misura 3,80 mt. In prossimità di Villa Azalee, nello SLARGO DELLE GARDENIE, è esposta in grandi vasi una pregevole collezione di Cycas revoluta, si tratta di “palme” che da un punto di vista biologico si avvicinano alle conifere. Elegantissime, quelle che superano i 2 mt. di altezza annoverano più di un secolo di vita. Vi invitiamo a trovarne altri esemplari nelle vostre passeggiate nel Parco.
La visita non può dirsi conclusa senza un'altra gradevole scoperta nel GIARDINO A LAGO DELLA BELLA VISTA. Dopo aver superato il cancelletto d’ingresso in ferro battuto lasciamo il viale lastricato, che termina con l’imbarcadero privato, ed entriamo nei bei prati. La barriera naturale che delimita il terrapieno è costituita da una siepe di bosso, è l’ultimo retaggio della sistemazione “all’italiana” del 1884. Sbirciando tra le piccole foglie carnose, possiamo scorgere il vecchissimo fusto.

Apparato scultoreo

Esiste nel parco, una popolazione fatta non di uomini ma dalla loro rappresentazione, sono le statue che, “raccontano” la loro appartenenza alla mitologia Greco - Romana. Quello che proponiamo è una visita iconografica alla scoperta dei significati di questi “abitanti”.
Iniziamo dall’ INGRESSO GENTILIZIO dove, a lato del prezioso tappeto di mosaico ci sono due putti mollemente adagiati su un basamento a voluta: sono amorini di benvenuto, offrono simbolicamente fiori e spighe di grano. Ora, volgendoci con le spalle al lago, troviamo una coppia di statue. Dai tratti nobili e alteri riconosciamo che il personaggio di destra è Apollo. Carattere essenziale della sua personalità era l’intelligenza creativa, quella che consentiva di produrre l’arte, inoltre condivideva con Elio i tratti del Dio della luce solare; non a caso è stato ubicato di fronte alla vista delle isole dove al mattino riceve i primi raggi del sole. Qui è rappresentato con faretra, cane al piede e avvolto da un mantello. Alla sinistra il rassicurante personaggio femminile della Fortuna, Dea romana della buona sorte. Uno dei suoi simboli è, come nel nostro caso, la cornucopia.
Proseguendo, verso la FONTANA DEI PAPIRI, ci soffermiamo in corrispondenza della terrazza estiva del ristorante Borromeo, per notare quattro erme che rappresentano le stagioni; due con sembianze maschili (Inverno con fattezze di Ercole munito di clava e Autunno in forme bacchiane) e due con figure femminili (la Primavera adorna di fiori e l’estate con un fascio di spighe).
E’ interessante fare un paragone con l’altra serie delle quattro stagioni che analizzeremo più avanti. Ora riguadagnando il VIALE DELL’AURORA e ripercorrendo i nostri passi possiamo scorgere il Nettuno che, protetto da una nicchia, ci attende a chiusura della prospettiva. La statua colossale in pietra di Vicenza, realizzata dagli scultori vicentini Luciano e Mario Celadon, presenta il Dio del mare in tutta la sua magnificenza e possanza. L’azione in cui viene immortalato lo vede con una torsione del corpo tipicamente barocca. Splendido e terribile il volto incorniciato da una folta barba e da una chioma fluente; trattiene con una mano un panneggio gonfio di vento mentre con l’altra impugna il tridente simbolo del suo potere. Insinuato tra le gambe un cavallo marino.
Tornando all’ingresso carraio abbiamo di fronte il complesso monumentale con FONTANA DI PARIDE ED ELENA, del quale illustreremo i vari aspetti.


L’ architettura

Realizzato nell’A.D. 2000 si presenta con forme architettoniche barocche: tipiche le scalee laterali curve bipartite su un corpo centrale a doppia altezza, il quale accoglie superiormente un “belvedere” incorniciato da un arco ribassato e timpano superiore “spezzato”. Al piano inferiore una nicchia centrale suggerisce l’asse di simmetria. Ai lati, due pareti convesse creano il fondale del bacino della fontana. All’interno del bacino una serie di getti d’acqua degradanti creano una “linea” obliqua mentre, verso il centro, una corona di getti a “velo” producono suggestivi effetti di trasparenze.


I materiali: (apparato decorativo)

Tutte le parti tornite sono in pietra vicentina. Le scalee e il bacino della fontana sono invece ricavati da blocchi di granito. Tuttavia, quelli citati sono solo “contorni” rispetto all’esuberanza di un materiale di per sé semplice ma che, con la pazienza e la maestria di abilissimi artigiani, diventa preziosissimo; il mosaico a ciottoli. Due grandi tappeti con motivi ad arabesco policromo rivestono per intero le pareti che fanno da fondale al bacino d’acqua, non solo, la calotta superiore della nicchia centrale è impreziosita da un “ricamo” policromo su fondo nero.


Apparato statuario

Due putti musicanti in pietra di Vicenza, sembrano intonare classiche melodie sulle estremità; sotto, semi nascosti nella nicchia i protagonisti della fontana attirano a se’ il visitatore che magicamente li scorge entrando dal grande viale d’accesso al parco. Si tratta di un gruppo scultoreo realizzato in marmo “statuario Michelangelo” di Carrara e scolpito dal maestro Giovanni Bedini (1921-2002), rappresenta il “Ratto di Paride ed Elena”. Ripreso dall’originale conservato a Firenze fu eseguito da Vincenzo De’Rossi (1525-1587) nel 1560. Lo scultore manierista coglie il momento in cui la donna tenta di divincolarsi dalla stretta di Paride. Notate che Paride schiaccia con un piede la testa di un cinghiale con un significato simbolico di sprezzo e carnalità. Brevemente, i due personaggi mitologici sono rispettivamente Paride, colui che assegnò il pomo d’oro alla dea più bella Afrodite, in cambio della promessa di poter conoscere la donna più bella del mondo, Elena. Elena a Sparta sposò Menelao e qui avvenne il ratto rappresentato, causa della guerra di Troia.
E’ ormai consuetudine per gli ospiti del Grand Hotel e per i turisti Stresiani portarsi la sera presso la fontana; l’illuminazione notturna rende ancora più emozionante la lettura del monumento che appare suggestivo e quasi “animato” dal riverbero dei giochi d’acqua sulle pareti a mosaico. Così tra mito e realtà, qualcuno, volgendo le spalle al monumento getta una monetina nell’acqua, forse con la celata speranza di tornare qui nuovamente, o per celebrare l’istante di partecipazione alla natura simbolica di cui i muti attori sono perpetuamente protagonisti.
Volgendo le spalle alla fontana guardiamo ora il terrazzo del primo piano, dove sono poste due statue a grandezza naturale. La figura femminile, avvolta in una veste ricca di panneggi, regge con atteggiamento gentile un nido con dei piccoli uccelli al suo interno. E’ una “Grazia”. La figura maschile è invece rappresentata nuda, adorna solo di pampini e grappoli d’uva, con un braccio appoggiato ad un tronco, nell’altra mano regge malamente un calice rovesciato. E’ il Bacco Romano o Dionisio Greco. Era una divinità il cui culto, aperto a tutti, incarnava l’energia della natura.
A conclusione della visita portiamoci davanti al PROTIRO D’INGRESSO (entrata a monte) per ammirare un gruppo di 4 statue. Sono la gioiosa rappresentazione barocca delle ”Ore”. Erano le Dee dell’ordine naturale e dell’avvicendamento ciclico delle stagioni. Nel nostro caso le splendide fanciulle sono in parte coperte da panneggi trattenuti da nodi, fibbie o cinture e lasciano intravedere le generose forme. Quindi, guardando il protiro dall’esterno così da permetterci di visionare oltre le due statue al piano terra, le due sul terrazzo del primo piano, individuiamo alla nostra sinistra “la Primavera”; la giovinetta regge una ricca ghirlanda di fiori che ritroviamo anche nell’acconciatura: la bocca dischiusa lascia immaginare un lieto canto. A destra, “L’Autunno”, un dolce sorriso inquadra la Dea che regge ricchi grappoli d’uva inseriti anche fra i capelli. In alto, alla nostra sinistra, “L’Inverno”. La fanciulla stringe a se’ un mantello; un altro elemento identificativo è il braciere posto al piede. A contrasto sulla destra ”L’Estate”, rivestita da un leggero Kitone, esibisce la sua avvenenza mentre a fianco mostra un fascio di spighe di grano.

 

IL NINFEO DEI CONTINENTI

Salendo le scale laterali ci aspetta, sul Parterre: il Ninfeo dei Continenti, naturale compimento della fontana inferiore. Realizzato nel 2009 si sviluppa attorno ad una piazzetta circolare (la Terra).

L' architettura

Una serie di archi (Serliana), intervallati da setti murari, definiscono 4 bacini con statue che simboleggiano i continenti (4 poiché l' Oceania all' epoca di riferimento era sconosciuta). Vasi, bacini e mascheroni completano il monumento.
I riferimenti storici vanno dal Ninfeo di Adriano a Tivoli fino al Ninfeo di Lainate e dell' Isola Bella.

I materiali

Marmi nostrani ed esotici costituiscono tutte le parti strutturali (archi e pilastri) e scultoree.
Un meraviglioso Rosso India per i vasi ad anfora superiori, Giallo d' Istria per tutte le modanature e gli archi, l' Arabescato Orobico per i bacini delle fontane, lo Statuario Michelangelo per le statue, e ancora Verde Ming, ecc.
I mosaici a ciottoli policromi ricoprono con arabeschi tutte le superfici murarie.

Apparato statuario

America, Asia, Europa ed Africa; personificate e rappresentate da una simbologia Barocca, sono pezzi unici realizzati da abilissimi artigiani su modelli settecenteschi di Ferdinando Tietz nel parco di Veitshöchheim. L' America è raffigurata da un Indio con al piede un alligatore, l' Asia da un Mandarino, l' Europa da una giovane Dea, l' Africa da una donna con frutti esotici ed un pappagallo.
Ninfeo: luogo d'acqua, diventa più evidente quando, allo scoccare delle ore, il suono di un carillon (inno alla gioia di Beethoven) annuncia con il suo messaggio di fratellanza l’inizio di una messa in scena. Getti dormienti animano per alcuni minuti il parterre. E’ il trionfo dell’acqua che unisce con un significato limpido di partecipazione tutta la struttura.

Stagno delle ninfee

Biotopo

Un discorso a se’ merita il laghetto delle carpe giapponesi koi (Cyprinus Carpiokoi) oltre alla presenza dei pregiatissimi esemplari importati direttamente dal Giappone, che si presentano con mantelli bianchi maculati di giallo, rosso, nero, è importante il ciclo vegetativo ambientale che vi fa da contorno; un complesso sistema biologico che è bilanciato per creare una catena vegetale e animale armoniosa.
L’acqua viene depurata dalle piante acquatiche (fitodepurazione), gli insetti vengono eliminati dai loro nemici naturali, i fiori vengono scelti curati e avvicendati, studiandone l’adattamento, per favorire e arricchire l’ecosistema insùbrico.
Non è raro, durante la stagione primaverile ed estiva, notare numerose e variopinte farfalle sorvolare lo stagno.
I lepidotteri sono attirati in modo particolare dai cespugli di Buddleia nomato anche “arbusto delle farfalle”; i fiori a pannocchia di colore rosso lilla compaiono da Giugno ed hanno un delicato profumo.
Le principali specie arboree sono rappresentate da ninfee d’acqua nelle varietà Escarboucle, Rose arey e Sunrise; papiri, calle lacustri ed iris.

Giardino giapponese

All’interno del Parco si trova una porzione del giardino, protetta da una balza di muro in pietra, che riecheggia armonie orientali. E’ progettato sui principi dello Shakkei Giapponese, che fa della disposizione di elementi naturali un viatico per raggiungere stati meditativi di equilibrio e benessere.

Vi invitiamo a trascorrere dei momenti di serena tranquillità, sdraiati sulle chaise longues ricavate da radici secolari di teak.
Le “isole” formate da ghiaie “pettinate”di diverso colore simboleggiano le acque; i massi levigati dai secoli, i monti; i muschi, i licheni, le erbe ricordano i prati e le radure. Qui gli alberi, sapientemente potati, (tecnica bon-sai) assumono forme di struggente poesia. Protagonisti gli Ilex crenata dalle piccole foglie carnose potati a palchi, gli Acer palmatum in varietà con foglie impalpabili che virano dal cremisi al verde, fino ai ciliegi da fiore (Prunus) a cui i Giapponesi celebrano veri e propri tributi.
Al piede del muretto allocano le Iris, le felci, le peonie e pregiate specie di bambù (Phillostachys aurea) mentre su spalliere a griglia prosperano i rampicanti. Notate sull’edificio a fronte grandi stendardi in juta con caratteri Giapponesi, sono poesie Zen che invitano alla contemplazione e al rispetto della natura.
Nella filosofia orientale la simbiosi con la natura è una meta da raggiungere, una fusione che si manifesta riconoscendo ad ogni essere vivente pari dignità, come in un mosaico dove ogni tessera concorre a ricreare la compiutezza dell’immagine. Questo equilibrio formale si raggiunge con una delicata opera di manutenzione che richiede anche la Vostra collaborazione: nessun elemento dell’ideale paesaggio che stiamo attraversando deve essere scomposto.